Il potere silenzioso dell'autostima: ricordare chi sei
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Parliamo spesso di cura di sé, fiducia in se stessi e motivazione, ma la verità è che tutte queste cose nascono da un'unica radice: l'autostima. Senza di essa, anche la routine più solida o il piano più bello iniziano a incrinarsi.
Gli psicologi studiano l'autostima da decenni e ciò che hanno scoperto è semplice ma profondo: il modo in cui ci valutiamo influenza direttamente il modo in cui viviamo la vita. Le persone con un sano senso di autostima sono più resilienti, gestiscono meglio le critiche e costruiscono relazioni più solide, non perché la loro vita sia più facile, ma perché hanno fiducia nel proprio valore anche quando le cose vanno male.
Questa non è arroganza. È stabilità emotiva.
L'autostima non è la stessa cosa dell'autostima
Queste due parole vengono spesso confuse. L'autostima è la percezione che hai delle tue capacità: quanto sei bravo nel tuo lavoro, come appari, cosa sai fare.
L'autostima ha radici più profonde. È la convinzione di essere importanti solo perché esisti.
Un importante ricercatore sull'autocompassione spiega che le persone con un'autostima stabile dipendono meno dal successo o dall'approvazione per sentirsi bene con se stesse. Quando falliscono, possono dire: "Non è andata bene", invece di "Non sono abbastanza bravo". Questa piccola differenza cambia tutto.
Dove inizia a svanire
La maggior parte di noi non nasce dubitando di sé stessa: lo impariamo.
Forse sei cresciuto in una casa in cui l'amore era condizionato, o venivi elogiato solo per la tua perfezione, o ti sentivi invisibile a prescindere da ciò che facevi. Col tempo, il tuo cervello inizia a collegare il valore alla prestazione: se faccio bene, sono amato. Se fallisco, non valgo niente.
Le neuroscienze lo confermano. Le ripetute esperienze emotive riprogrammano il cervello. La buona notizia è che è possibile riprogrammarlo di nuovo, attraverso un'autoaffermazione costante e gentile e il rispetto di sé.
Ricostruire dall'interno verso l'esterno
Ecco dove la scienza incontra il cuore. Studi di psicologia positiva dimostrano che le persone che praticano quotidianamente affermazioni, gratitudine ed esercizi di autocompassione sviluppano una maggiore resilienza emotiva.
Perché? Perché il cervello non distingue completamente tra le parole che sentiamo e quelle che ripetiamo a noi stessi.
Ecco perché un semplice rituale mattutino – spazzolarsi i capelli, annodare il fiocco, guardarsi allo specchio e dire: "Sono abbastanza" – può iniziare a cambiare il modo in cui ti vedi. Non è magia. È ripetizione neurale.
Col tempo, quelle parole diventano una verità in cui il tuo corpo crede.
L'identità non è fissa, si evolve con te
I ricercatori ci ricordano che l'identità non è un qualcosa di unico e solido. Cambia con noi. Le persone più sane sono quelle che si lasciano crescere, che possono dire: " Non sono più la stessa persona di un anno fa, e va bene così".
La tua identità non deve essere perfetta o coerente. Deve essere semplicemente la tua.
Quindi, lasciati evolvere. Esplora nuovi interessi, corri dei rischi, cambia direzione. L'autostima ti dà il coraggio di farlo: di vivere la vita come una conversazione, non come una performance.
Il promemoria di Bows Bloom
Da Bows Bloom crediamo che l'autostima sia un rituale quotidiano, non una meta. È qualcosa che si ricostruisce attraverso piccoli gesti di presenza: prendersi cura dei propri capelli, scegliere la delicatezza invece dell'autocritica, creare momenti in cui si dice che si vale il proprio tempo.
Il tuo valore non è mai stato qualcosa da guadagnare. Era sempre lì, in attesa di essere ricordato.